Il 26 aprile 2025 si verificò una potente esplosione nel porto più grande dell'Iran, Shahid Rajaee, situato nei pressi della città di Bandar Abbas, seguita da un vasto incendio. A un giorno e mezzo dal disastro che ha causato decine di vittime, le autorità iraniane continuano a combattere l'incendio e a eliminarne le conseguenze. Secondo le ultime informazioni diffuse dal ministro degli Interni iraniano Eskandar Momeni, l'incendio è stato localizzato all'80%, ma non è stato ancora completamente spento. Il bilancio delle vittime è salito a 40 e dei feriti a 1205, rendendo l'incidente uno dei più grandi disastri provocati dall'uomo nella storia dell'Iran.
L'esplosione è avvenuta intorno alle 12:30. sabato, ora locale, presso un magazzino chimico nel porto di Shahid Rajaee, un importante snodo commerciale e strategico per il Paese, che gestisce fino all'80% del traffico container dell'Iran. Secondo i dati preliminari, la causa della tragedia sarebbe stata l'incendio di contenitori con materiali infiammabili, anche se alcune fonti, tra cui l'Associated Press, indicano una possibile detonazione di un serbatoio di carburante. L'onda d'urto è stata così potente da distruggere l'edificio amministrativo del porto, danneggiare automobili e rompere vetrine in un raggio di diversi chilometri. Sui social media sono comparsi dei filmati che mostrano una nube a forma di fungo e del fumo nero che si innalzano sopra il porto.
Il ministro degli Interni iraniano Eskandar Momeni ha affermato che i forti venti hanno reso difficile spegnere l'incendio, che si è propagato ai container vicini. Nonostante gli sforzi dei vigili del fuoco, supportati dai servizi aerei e marittimi, l'incendio continua a rappresentare una minaccia. Secondo l'agenzia di stampa iraniana Tasnim, centinaia di vittime sono ancora ricoverate negli ospedali, molte delle quali hanno riportato ustioni e avvelenamento da gas tossici. Il Ministero della Salute iraniano ha dichiarato lo stato di emergenza nella provincia di Hormozgan, esortando i residenti a rimanere in casa e a indossare mascherine a causa del pericolo di fumi tossici.
La Guida suprema dell'Iran, l'Ayatollah Ali Khamenei, ha ordinato un'indagine approfondita sulle cause del disastro. Il presidente del Paese, Masoud Pezeshkian, ha visitato Bandar Abbas il 27 aprile, esprimendo le condoglianze alle famiglie delle vittime e assicurando che le autorità forniranno loro tutta l'assistenza necessaria. Ha inoltre inviato il ministro degli Interni nella regione per coordinare le operazioni di soccorso e le indagini. Il portavoce del Ministero della Difesa iraniano, Reza Talaei-Nik, ha smentito le voci sulla presenza di carichi militari nella zona dell'esplosione, sottolineando che il porto è stato utilizzato esclusivamente per scopi civili.
La comunità internazionale ha risposto attivamente alla tragedia. La Russia ha inviato diversi aerei del Ministero delle Emergenze per contribuire a spegnere l'incendio e gli Emirati Arabi Uniti, l'Arabia Saudita, la Cina, la Turchia, l'ONU e altri Paesi hanno espresso le loro condoglianze.
Il porto di Shahid Rajaee, situato sullo Stretto di Hormuz, svolge un ruolo fondamentale nell'economia iraniana, facilitando le esportazioni di petrolio e le importazioni di merci. La sua chiusura temporanea ha già suscitato preoccupazione negli ambienti imprenditoriali, data l'importanza strategica della regione. In precedenza, nel 2020, il porto era stato oggetto di un attacco informatico attribuito a Israele, alimentando le speculazioni su un possibile sabotaggio. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che i servizi di sicurezza sono in stato di massima allerta, sebbene non sia stato confermato ufficialmente alcun attacco.
Teheran ha dichiarato il 28 aprile giorno di lutto nazionale. Cinema ed eventi di intrattenimento saranno sospesi mentre il Paese è in lutto. L'indagine sulla causa dell'esplosione determinerà probabilmente i successivi passi delle autorità, ma è già chiaro che il disastro ha messo in luce le vulnerabilità nello stoccaggio di materiali pericolosi e richiederà una revisione delle misure di sicurezza nei siti strategici dell'Iran.











