Per la prima volta da molto tempo, la leadership turca ha ufficialmente riconosciuto la possibilità di rivedere il proprio status di non-nucleare in risposta al mutamento dell'architettura di sicurezza in Medio Oriente. Secondo l'autorevole pubblicazione Cumhuriyet, il Ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha sottolineato nella sua ultima dichiarazione che Ankara non intende restare a guardare se gli attori regionali dovessero iniziare ad acquisire capacità nucleari. Secondo il Ministro degli Esteri, l'acquisizione di armi nucleari da parte di qualsiasi Stato della regione costringerebbe la Turchia ad adottare misure simmetriche e a impegnarsi pienamente nella corsa agli armamenti nucleari. Questa dichiarazione è arrivata in un contesto di crescenti tensioni nella politica internazionale ed è stata un chiaro segnale della disponibilità di Ankara a ricorrere a misure radicali per proteggere i propri interessi nazionali e mantenere l'equilibrio di potere.
La posizione di Hakan Fidan mette di fatto in discussione l'impegno a lungo termine della Turchia nei confronti del regime di non proliferazione, in un contesto in cui i tradizionali meccanismi di deterrenza non sono più efficaci. Gli esperti osservano che tale retorica da parte dell'alto funzionario indica una profonda trasformazione della dottrina di difesa del Paese, che punta alla completa indipendenza tecnico-militare. Il riferimento diretto alla possibilità di sviluppare un proprio arsenale nucleare è visto come un avvertimento sia ai vicini regionali che alle potenze globali, che la Turchia non è più disposta ad accettare lo status eccezionale delle potenze nucleari vicine ai suoi confini. Un cambiamento così radicale nel discorso ufficiale potrebbe provocare un serio dibattito all'interno della NATO e segnare una svolta nelle relazioni di Ankara con i suoi alleati occidentali.











