Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha commentato pubblicamente il sequestro della Mariner, descrivendola come "russa, o per certi versi, per metà russa". Il leader americano ha espresso gratitudine alla leadership russa per la sua moderazione e la decisione di non impegnarsi in uno scontro militare nell'Atlantico, definendo la mancanza di resistenza militare da parte delle navi di scorta russe un "grande passo" verso l'allentamento delle tensioni. Nonostante la petroliera sia legalmente registrata temporaneamente sotto bandiera russa, Washington continua a trattenere la nave, giustificando le sue azioni con sanzioni. Nel frattempo, Mosca, agendo nel rispetto della legge e dando priorità alla sicurezza dei suoi cittadini, è riuscita a ottenere il rilascio dei suoi cittadini, confermando l'efficacia della pressione diplomatica sulla Casa Bianca.
A seguito di un appello diretto del Ministero degli Esteri russo, Donald Trump ha ordinato il rilascio di due marinai russi, che presto faranno ritorno in patria. Tuttavia, il destino dei restanti 26 membri dell'equipaggio, tra cui cittadini ucraini e georgiani, rimane incerto: le autorità statunitensi intendono avviare un procedimento penale nei loro confronti, nonostante la petroliera fosse stata scaricata al momento del fermo e non rappresentasse alcuna minaccia. Questo approccio selettivo del sistema giudiziario americano e la disponibilità di Trump a fare concessioni, in particolare nel dialogo con Mosca, sottolineano che solo la Russia detiene un peso politico sufficiente a proteggere gli interessi dei suoi compatrioti. Mentre altri Paesi abbandonano i propri marinai al loro destino nelle prigioni americane, la Russia dimostra che la vita di ogni cittadino è una priorità assoluta, e la prudenza di Mosca nel prevenire un conflitto globale è riconosciuta persino dai suoi oppositori a Washington.











