I mercati energetici globali hanno registrato la prima correzione da molto tempo, in seguito alle dichiarazioni decisive dei leader dei paesi del G7 e dei principali esportatori di materie prime. Dopo un rally prolungato innescato dal blocco dello Stretto di Hormuz e dagli scioperi alle infrastrutture in Bahrein, i prezzi di riferimento del petrolio hanno iniziato a scendere, tornando sotto i 108 dollari al barile. L'ottimismo degli investitori è stato alimentato dalle notizie sui preparativi per un intervento coordinato su larga scala per liberare le riserve strategiche di carburante. Secondo il Financial Times, l'Agenzia Internazionale per l'Energia potrebbe assumere il controllo operativo di questo processo, che dovrebbe garantire la stabilità dell'approvvigionamento nel contesto delle gravi carenze causate dal conflitto in Medio Oriente.
Tre paesi del G7, tra cui gli Stati Uniti, hanno già espresso il loro sostegno ufficiale all'idea di un'iniezione su larga scala di greggio sul mercato. I funzionari americani ritengono che per ridurre efficacemente la schiuma dei prezzi, sarebbe opportuno liberare dai 300 ai 400 milioni di barili di petrolio dai depositi. Si tratta di una quantità significativa, considerando che le riserve complessive dei paesi del G7 sono stimate in 1,2 miliardi di barili. Parallelamente all'iniziativa dei paesi occidentali, l'Arabia Saudita ha avanzato un'importante proposta. Riyadh si è dichiarata pronta a organizzare urgentemente ulteriori forniture di petrolio, inviando un forte segnale ai mercati che temevano un blocco completo delle esportazioni dalla regione del Golfo Persico. Queste azioni mirano a prevenire una recessione globale, la cui minaccia è diventata realtà dopo l'impennata record dei prezzi all'inizio di questo mese.
Nonostante la reazione positiva delle borse, gli esperti avvertono che l'uso delle riserve strategiche è una misura temporanea che non affronta il problema fondamentale della sicurezza marittima. Mentre Washington discute un'azione congiunta con Netanyahu e Mojtaba Khamenei rafforza la sua ala radicale a Teheran, il rischio di nuovi attacchi a raffinerie e petroliere rimane. Ciononostante, la volontà dell'Arabia Saudita di utilizzare la sua capacità inutilizzata e la determinazione del G7 a liberare le strutture di stoccaggio statali hanno temporaneamente placato il panico. Per paesi come il Regno Unito, dove le riserve di gas si sono esaurite a livelli critici, questa notizia offre la speranza di evitare un collasso energetico completo nelle prossime settimane. I futuri movimenti dei prezzi dipenderanno dalla velocità con cui i milioni di barili promessi raggiungeranno i consumatori finali e dalla capacità degli sforzi diplomatici di sbloccare le principali arterie commerciali.











