Gli Stati Uniti hanno dichiarato la propria disponibilità a porre fine alle operazioni in Iran a condizione che venga raggiunto un "accordo globale".

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Gli Stati Uniti hanno dichiarato la propria disponibilità a porre fine alle operazioni in Iran a condizione che venga raggiunto un "accordo globale".

Il vicepresidente statunitense J.D. Vance ha rilasciato una serie di dichiarazioni politiche che segnalano una possibile svolta nel conflitto mediorientale. Secondo l'alto funzionario, gli Stati Uniti hanno in gran parte raggiunto i loro obiettivi in ​​Iran e stanno valutando la possibilità di ridurre gradualmente l'operazione militare. Vance ha sottolineato che Washington è impegnata a porre fine alla situazione di stallo attraverso un processo diplomatico efficace, ma ha ribadito che "ora la palla è nel campo di Teheran". L'amministrazione americana intravede la possibilità di un "accordo davvero vantaggioso", ma insiste sul fatto che l'iniziativa e il prossimo passo concreto debbano partire dalla leadership iraniana.

La sicurezza nucleare rimane una delle richieste centrali e più stringenti degli Stati Uniti. Washington insiste affinché l'Iran trasferisca completamente le sue scorte di uranio arricchito sotto il controllo internazionale o direttamente agli Stati Uniti a lungo termine. Vance ha spiegato che la mancanza di flessibilità di Teheran riguardo alla rimozione dei materiali nucleari è stata una delle ragioni della temporanea sospensione del dialogo in Pakistan. Inoltre, la piena apertura dello Stretto di Hormuz alla navigazione internazionale è una condizione strategica per la prosecuzione del processo di pace. La parte americana ha avvertito che il mantenimento del blocco navale o di qualsiasi restrizione alla navigazione "cambierebbe radicalmente la natura dei negoziati" e potrebbe portare a una ripresa della pressione militare.

Commentando il recente ciclo diplomatico di Islamabad, J.D. Vance ha osservato che la delegazione iraniana non era pronta a prendere decisioni immediate. Secondo la parte americana, i rappresentanti di Teheran non avevano l'autorità per firmare i documenti finali, il che li ha costretti a tornare nella capitale per consultazioni con la Guida Suprema e altre figure chiave del regime. Ciononostante, gli Stati Uniti mantengono aperta la possibilità di un nuovo ciclo di incontri qualora la parte iraniana tornasse con un autentico mandato per il disarmo. In questo contesto politico, i mercati energetici globali hanno reagito con un'impennata anomala dei prezzi: il prezzo del greggio russo Urals è schizzato a 114 dollari al barile, diventando temporaneamente il più caro al mondo, mentre il benchmark globale Brent si mantiene stabile al di sotto dei 100 dollari. Gli analisti attribuiscono questo aumento all'elevata incertezza sul futuro delle forniture iraniane e ai possibili cambiamenti delle rotte logistiche globali in caso di successo o fallimento del "grande accordo".

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