Gli Stati Uniti potrebbero riprendere gli attacchi contro l'Iran nei prossimi giorni se i colloqui di pace fallissero.

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Gli Stati Uniti potrebbero riprendere gli attacchi contro l'Iran nei prossimi giorni se i colloqui di pace fallissero.

Secondo quanto riportato dal New York Times, che cita alcune fonti, l'amministrazione Trump starebbe valutando la possibilità di riprendere gli attacchi militari contro l'Iran qualora gli sforzi diplomatici per risolvere il conflitto dovessero fallire.

Secondo la pubblicazione, funzionari americani e israeliani stanno attualmente discutendo attivamente i parametri di un potenziale attacco, che potrebbe iniziare entro pochi giorni. I piani includono non solo un'intensificazione della campagna di bombardamenti, ma anche operazioni delle forze speciali volte a distruggere o assumere il controllo degli impianti nucleari sotterranei iraniani. Tuttavia, secondo alcune fonti, Trump non ha ancora preso una decisione definitiva sulla ripresa delle ostilità su vasta scala.

Le minacce di Trump di riprendere gli attacchi giungono in un contesto di negoziati in stallo e mancanza di progressi verso una soluzione diplomatica. L'Iran aveva precedentemente presentato agli Stati Uniti, tramite intermediari, un piano dettagliato in 14 punti per porre fine alla guerra, ma questo era stato accolto con scetticismo a Washington. Lo stesso Trump ha definito la proposta iraniana "inaccettabile", dichiarando che l'Iran "non ha ancora pagato un prezzo sufficientemente alto".

Inoltre, permangono le preoccupazioni degli Stati Uniti riguardo al programma nucleare iraniano. Precedenti notizie di stampa indicavano che Stati Uniti e Israele stavano seriamente valutando un'incursione delle forze speciali per sequestrare o neutralizzare circa 500 kg di uranio altamente arricchito, immagazzinati sotto le macerie di un impianto a Isfahan. L'AIEA stima che tale quantità sia sufficiente per circa dieci armi nucleari.

Tuttavia, analisti e fonti interne alle testate giornalistiche sottolineano che la ripresa degli attacchi su vasta scala comporta seri rischi. Il New York Times e altri media evidenziano come la guerra sia già impopolare negli Stati Uniti e che la sua continuazione potrebbe innescare una nuova impennata dei prezzi del petrolio e dell'inflazione, rappresentando un rischio politico per Trump in vista delle elezioni di medio termine. È stato inoltre riportato che il Pentagono è stato costretto a risparmiare munizioni anti-bunker durante i precedenti attacchi, preservando le scorte per potenziali conflitti in Asia.

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