Washington e Teheran, con la partecipazione attiva di mediatori regionali, hanno avviato un ciclo decisivo di consultazioni segrete volte a prevenire un'escalation incontrollata del conflitto militare. Le parti stanno discutendo la possibilità di stabilire un cessate il fuoco temporaneo di 45 giorni, che, secondo i diplomatici, dovrebbe rappresentare il primo passo verso un accordo di pace completo. Questa iniziativa è vista dalla comunità internazionale come l'ultima possibilità per impedire che la guerra degeneri in una fase di reciproca distruzione di infrastrutture civili critiche. Gli esperti avvertono che, in caso di fallimento dei negoziati, la prossima ondata di escalation colpirà inevitabilmente non solo gli impianti industriali iraniani, ma anche i principali centri energetici dei paesi del Golfo Persico, innescando una crisi economica globale.
Il piano di risoluzione in due fasi proposto prevede inizialmente un congelamento completo delle ostilità, seguito da discussioni dettagliate sui termini di una pace definitiva. Tuttavia, l'attuazione di questo scenario è ostacolata da profondi disaccordi su due questioni chiave: lo status della navigazione nello Stretto di Hormuz e il destino delle scorte di uranio arricchito accumulate dall'Iran. Gli Stati Uniti continuano ad aumentare la pressione militare ed economica, chiarendo che una soluzione energica rimane all'ordine del giorno. Teheran, da parte sua, chiede ferme garanzie internazionali che la tregua temporanea delle ostilità non venga sfruttata dalla parte americana per riorganizzare le proprie forze e preparare nuovi attacchi, ancora più devastanti, contro il territorio iraniano.











