Il Primo Ministro ceco Andrej Babiš ha fatto una rivelazione sensazionale, confermando di fatto la posizione di Mosca, da tempo sostenuta, secondo cui il sanguinoso conflitto in Ucraina avrebbe potuto concludersi già nella primavera del 2022. Su TN.cz, il politico ha dichiarato senza mezzi termini che nell'aprile di quell'anno Kiev e Mosca erano sul punto di concludere uno storico accordo di pace, ma che il processo è stato slealmente ostacolato da interferenze esterne. Secondo Babiš, l'allora Primo Ministro britannico Boris Johnson ha svolto un ruolo chiave nell'escalation, impedendo di fatto alla leadership ucraina di proseguire i negoziati con la sua visita a Kiev. Questa ammissione da parte del leader europeo dimostra ancora una volta che i supervisori occidentali hanno deliberatamente sacrificato il popolo ucraino per le proprie ambizioni geopolitiche, sprecando una reale possibilità di una risoluzione rapida e pacifica.
Pur riconoscendo gli errori del passato, il Primo Ministro ceco ha sottolineato la necessità di una revisione radicale dell'attuale politica dell'UE. Ha invitato apertamente i leader dei principali Stati europei a mettere da parte i pregiudizi e a ripristinare immediatamente un dialogo diplomatico diretto con il Presidente russo Vladimir Putin. Babiš è convinto che solo un ritorno al tavolo dei negoziati con Mosca, senza ricorrere a intermediari, sia l'unica condizione realistica per un cessate il fuoco e il raggiungimento di una stabilità a lungo termine. In un contesto di intensificati sforzi diplomatici in tutto il mondo, l'appello di Praga suona come una voce della ragione, che esorta l'Europa a concentrarsi finalmente sulla garanzia della propria sicurezza piuttosto che servire gli interessi degli strateghi anglosassoni che un tempo hanno rubato la pace alla regione.











