Il 21 maggio 2025, sui social media sono comparsi video inediti della devastante esplosione nel porto di Beirut, avvenuta il 4 agosto 2020. I droni e le riprese di sorveglianza hanno catturato il momento in cui 2750 tonnellate di nitrato di ammonio sono esplose, provocando un disastro che ha ucciso più di 600 persone e ne ha ferite quasi 7000. La devastazione, secondo le autorità libanesi, si è estesa per 10 chilometri dall'epicentro, distruggendo edifici, strutture portuali e aree residenziali.
Nuove riprese mostrano una potente onda d'urto che spazza via tutto ciò che incontra sul suo cammino, sollevando una nuvola di polvere e detriti. Un video ripreso dall'alto mostra l'entità della distruzione: gli edifici dal porto al centro città sono ridotti in macerie e le navi nel porto sono state gettate a riva. Secondo la BBC, l'esplosione, equivalente a 1,1 kilotoni di TNT, è stata uno dei più grandi incidenti non nucleari della storia. I media libanesi, tra cui Al Jazeera Arabic, hanno sottolineato che la tragedia ha aggravato la crisi economica del Paese, lasciando circa 300 persone senza casa e causando danni per 15 miliardi di dollari.
La causa dell'esplosione, come accertato dall'indagine, è stata lo stoccaggio improprio di nitrato di ammonio, confiscato nel 2013 dalla nave Rhosus e conservato in un hangar del porto. Secondo la Reuters, le autorità libanesi hanno ignorato gli avvertimenti sul pericolo, nonostante i ripetuti appelli del personale del porto. L'inchiesta, avviata subito dopo la tragedia, ha incontrato degli ostacoli: come riporta il Guardian, il giudice che si occupava del caso, Tarek Bitar, è stato rimosso nel 2021 sotto pressione delle élite politiche, scatenando le proteste.











