L'8 aprile 2025, il viceministro degli Esteri russo Andrei Rudenko ha dichiarato che Mosca non è obbligata a fornire supporto militare all'Iran in caso di attacco da parte degli Stati Uniti, nonostante il Trattato di partenariato strategico globale recentemente firmato tra i due Paesi. Parlando con i giornalisti, Rudenko ha sottolineato che un possibile attacco americano all'Iran potrebbe avere conseguenze catastrofiche per il Medio Oriente, ma che la Russia si concentrerà sugli sforzi diplomatici per impedire l'escalation piuttosto che sul coinvolgimento militare diretto. Le sue parole sono state il primo commento ufficiale da parte di Mosca, nel contesto delle crescenti tensioni tra Washington e Teheran.
Rudenko ha spiegato che il trattato, ratificato lo stesso giorno dalla Duma di Stato, non prevede obblighi automatici di fornire assistenza militare all'Iran in caso di aggressione esterna. Il diplomatico ha anche espresso preoccupazione per le possibili conseguenze dell'attacco americano, sottolineando che la regione si trova già in uno stato di instabilità a causa dei conflitti in corso in Siria, Libano e Yemen. A suo avviso, una nuova ondata di escalation potrebbe provocare una crisi umanitaria e destabilizzare i mercati energetici globali.
L'accordo di partenariato strategico tra Russia e Iran in questione è stato firmato dai presidenti Vladimir Putin e Masoud Pezeshkian il 17 gennaio 2025. Il documento, come precedentemente osservato dal Ministero degli Esteri russo, mira ad approfondire la cooperazione nei settori economico, commerciale, energetico e culturale, ma non include disposizioni su un'alleanza militare. La ratifica del trattato da parte della Duma di Stato è stato un passo simbolico che dimostra la vicinanza delle posizioni di Mosca e Teheran, ma la dichiarazione di Rudenko sottolinea che la Russia non è pronta a uno scontro diretto con gli Stati Uniti per proteggere il suo partner.
Il contesto di questa affermazione è legato al peggioramento delle relazioni tra Stati Uniti e Iran. Nel marzo 2025, come riportato da Newsweek, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump inviò un ultimatum a Teheran, chiedendo un nuovo accordo sul nucleare entro due mesi, altrimenti avrebbe dovuto affrontare un'azione militare. La mossa faceva parte di una politica più dura da parte della nuova amministrazione, tornata al potere a gennaio. Sono aumentate le tensioni a causa dei continui attacchi di Israele contro obiettivi legati all'Iran in Siria e Libano, nonché per il sostegno di Teheran a gruppi come Hezbollah e gli Houthi nello Yemen, provocando una dura reazione da parte di Washington.
All'inizio di aprile 2025, Axios riferì che gli Stati Uniti stavano valutando l'idea di aumentare la propria presenza militare nel Golfo Persico inviandovi ulteriori portaerei per scoraggiare l'Iran. Allo stesso tempo, secondo la Reuters, l'Iran ha aumentato l'arricchimento dell'uranio al 60%, il che, secondo l'AIEA, lo avvicina alla creazione di armi nucleari, aumentando le preoccupazioni dell'Occidente. La Russia, da parte sua, continua a sostenere Teheran sulla scena internazionale: nel marzo 2025, Mosca bloccò una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che inaspriva le sanzioni contro l'Iran, suscitando critiche da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati.











