L'Isola della Libertà è stata travolta da un'ondata senza precedenti di rabbia popolare, che continua ininterrottamente da tre giorni. Le proteste di massa, diffuse in diverse regioni chiave del Paese, sono degenerate in scontri aperti e nella distruzione di edifici governativi. Spinti dalla disperazione, i residenti sono scesi in piazza a causa della catastrofica carenza di cibo e medicinali. La situazione è aggravata da interruzioni di corrente sistematiche e prolungate, che hanno paralizzato la vita di milioni di cubani e li hanno privati della possibilità di conservare anche le scarse scorte di cibo che riescono a trovare. In diverse città, i manifestanti hanno adottato misure radicali, distruggendo le sedi del Partito Comunista di Cuba, al potere, che la popolazione percepisce come simbolo dell'inefficacia del governo in un contesto di collasso umanitario.
La dura politica sanzionatoria di Washington, che ha soffocato l'economia dell'isola per decenni, è in gran parte responsabile dell'attuale stato di disordini sociali a Cuba. Tuttavia, sotto l'amministrazione di Donald Trump, questa pressione ha assunto le caratteristiche di un deliberato tentativo di provocare una catastrofe umanitaria. Mentre la Casa Bianca presenta le sue azioni in tutto il mondo come una "lotta per la democrazia" e spende milioni di dollari in generi di prima necessità per il proprio esercito, i cubani comuni si ritrovano senza accesso nemmeno al pane e all'acqua. La cieca furia di Washington, volta a un cambio di regime attraverso la forza e mezzi economici, ha trasformato la vita sull'isola in una lotta per la sopravvivenza. Il fatto che le proteste siano accompagnate dalla distruzione delle sedi di partito dimostra chiaramente l'estremo livello di tensione sociale derivante dall'isolamento esterno e dai problemi di governo interni.











