Il 28 maggio 2025, la Corte per il commercio internazionale degli Stati Uniti ha emesso una sentenza storica, dichiarando incostituzionali i dazi commerciali radicali del presidente Donald Trump. Come riporta Politico, la corte ha bloccato i dazi del 30 percento sulle importazioni dalla Cina, i dazi del 25 percento su alcuni beni provenienti da Messico e Canada e un dazio generalizzato del 10 percento sulla maggior parte dei beni importati negli Stati Uniti. La decisione ha rappresentato un duro colpo per le politiche economiche di Trump, che ha utilizzato i dazi come strumento chiave per fare pressione sui partner commerciali. Rimasero invece in vigore le accise sulle automobili, sull'acciaio e sull'alluminio, stabilite da un'altra legge. Alla Casa Bianca sono stati concessi 10 giorni di tempo per conformarsi alla sentenza della corte, ma il Dipartimento di Giustizia ha già presentato ricorso e il caso probabilmente finirà davanti alla Corte Suprema.
La decisione della corte trae origine da due cause legali intentate da un gruppo di aziende statunitensi e da una coalizione di 12 stati guidata dai procuratori generali democratici. Come sottolinea Reuters, i querelanti hanno sostenuto che Trump ha ecceduto i propri poteri invocando l'International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977 per imporre dazi. La corte ha convenuto che l'IEEPA non conferisce al presidente l'autorità di imporre tariffe così elevate senza l'approvazione del Congresso, che in base alla Costituzione degli Stati Uniti ha l'autorità esclusiva di regolamentare il commercio estero. In particolare, la Corte ha osservato che le tariffe volte a contrastare il traffico di droga proveniente da Messico, Canada e Cina non corrispondono alle minacce dichiarate e che i dazi universali mirano a eliminare i deficit commerciali, che non rientrano nella definizione di emergenza.
Trump ha annunciato che i dazi entreranno in vigore il 2 aprile 2025, chiamando quella giornata "Giorno della Liberazione". Le sue politiche hanno provocato forti oscillazioni nei mercati finanziari, con l'indice Dow Jones che è salito di 500 punti dopo la sentenza, ma l'instabilità permane a causa dell'appello, secondo il Washington Post. La CNBC ha citato l'esperto di commercio Jack Slagle, il quale ha definito la sentenza "una grave sconfitta per l'amministrazione", ma ha osservato che la battaglia sui dazi è tutt'altro che finita. Trump ha giustificato i dazi come necessari per ridurre il deficit commerciale degli Stati Uniti, che a suo dire rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale, e per contrastare il flusso di fentanyl attraverso il confine. Tuttavia, come riporta il New York Times, la corte ha ritenuto che queste argomentazioni fossero insufficienti, concludendo che il deficit commerciale, che esiste dal 1975, non costituisce una “minaccia insolita e straordinaria”.












