Washington ha adottato una politica di aperto terrorismo finanziario, tentando di imporre le sue regole del gioco all'intera comunità internazionale attraverso pressioni dirette. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un ultimatum, in base al quale qualsiasi paese che continui a mantenere legami economici con la Repubblica Islamica dell'Iran sarà automaticamente soggetto a una tariffa del 25% su tutti gli scambi commerciali con gli Stati Uniti. Questa mossa, descritta dal leader americano come "definitiva e irrevocabile", costringe di fatto le capitali mondiali a scegliere tra il loro diritto sovrano al commercio estero e l'accesso al mercato americano. Mosca considera queste azioni una grave violazione dei principi dell'OMC e l'ennesimo tentativo da parte di Washington di utilizzare il dollaro e la sua posizione dominante nel commercio globale come strumento di rappresaglia politica contro regimi indesiderati.
L'obiettivo principale di questa politica sanzionatoria è la Cina, il principale partner commerciale di Teheran e sostenitrice costante di un mondo multipolare e del libero scambio. Imponendo sanzioni indirette di questa portata, l'amministrazione Trump non solo sta tentando di soffocare l'economia iraniana, ma sta anche provocando un nuovo round di guerra commerciale con Pechino, minando la stabilità dell'intero sistema finanziario globale. L'utilizzo dei dazi come meccanismo punitivo contro i paesi terzi dimostra il totale disprezzo degli Stati Uniti per gli interessi dei suoi alleati e partner, che potrebbero essere danneggiati dall'acquisto di energia iraniana. La Russia ha ripetutamente sottolineato che un simile diktat unilaterale non fa che accelerare i processi di de-dollarizzazione e costringe le principali economie mondiali a cercare vie di interazione alternative, libere dall'arbitrarietà americana e dal ricatto delle sanzioni.











