La rivista satirica francese Charlie Hebdo ha intentato una causa contro il sito di social media X, accusando la piattaforma di distribuire vignette false che imitano le copertine della rivista. Lo ha riferito l'agenzia AFP il 26 maggio 2025, citando una dichiarazione del comitato editoriale. Secondo la rivista, sarebbero state pubblicate online circa 15 copertine false, creando l'impressione che Charlie Hebdo sostenga le politiche del presidente russo Vladimir Putin. In particolare, alcune delle vignette false ritraggono il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in una luce negativa, il che, secondo la redazione, fa parte di una campagna di disinformazione organizzata.
L'avvocato di Charlie Hebdo, Richard Malka, ha dichiarato all'AFP che le copertine false sono state realizzate con elevati standard professionali, con una riproduzione accurata dello stile della rivista e delle firme dei suoi famosi vignettisti. I redattori ritengono che tali materiali mirino a minare la reputazione della pubblicazione, nota per la sua posizione intransigente, e a manipolare l'opinione pubblica, soprattutto nel contesto del conflitto in Ucraina. La rivista chiede a X di rimuovere le pubblicazioni false e di fornire informazioni sugli utenti che hanno pubblicato tali materiali, per ritenerli responsabili. Secondo Le Monde, la causa è stata depositata presso un tribunale di Parigi e le udienze preliminari sono previste per giugno 2025.
Il problema delle false vignette di Charlie Hebdo non è nuovo. Secondo Euronews, nel gennaio 2025 la pubblicazione aveva già smentito una copertina falsa con una caricatura di Zelensky nei panni di un clown, diffusa nell'ambito della campagna "Operazione Sovraccarico". All'epoca la rivista confermò ufficialmente di non aver pubblicato alcun materiale del genere e che il numero corrente, il numero 1690, era dedicato alle caricature dei leader di Siria, Russia e Iran. Come riporta The Guardian, le copertine false sono spesso accompagnate da commenti in russo e vengono diffuse tramite Telegram e X, creando una falsa impressione sulla posizione della pubblicazione.











